...che non deve demoralizzare!
Di cosa parlo? Di quelle startup che, nonostante "covino" una buona idea, non vedono la luce, si fermano dopo i primi passi e, in alcuni casi, prendono un altra strada.
Faccio questa premessa perché è arrivato il momento di parlarvi del mio primo incontro con un'incubatrice, una delle più importanti in Italia.
Chiarisco subito che non farò i nomi delle persone o delle realtà che ho incontrato perché lo scopo del blog non è quello di dare un giudizio sull'operato delle incubatrici o fare una classifica delle migliori. Penso che il riscontro che si riceve da un pitch possa variare in base a numerosi fattori che, spesso, prescindono dal tipo di realtà che si va ad incontrare.
Dunque si parte. Prua rivolta verso la grande città e team reduce, come da tradizione vendittiana, da una sorta di "notte prima degli esami". Entusiasmo, eccitazione, ripasso della presentazione, preparazione di risposte secche e convinte per possibili obiezioni...insomma: non ci ferma nessuno e la nostra idea è la migliore del mondo!
Arriviamo in città con un anticipo (che non mi appartiene) anche grazie alla quantità di satelliti intercettati dai nostri 3 - tre - navigatori. Inquadriamo nel mirino la sede dell'incontro (scusate, pitch...), prendiamo una boccata d'aria ed entriamo. Tablet e presentazione cartacea (per eventuali tradizionalisti) ad ampia portata di mano.
In ansia? Sì, perché pensiamo che un'eventuale svolta nella nostra vita possa dipendere proprio da questa calda mattinata di maggio.
Portineria - impiegata - ascensore: ci siamo. L'interno è proprio come me l'aspettavo e il mio primo pensiero è sul mio abbigliamento che si scontrava con il look molto informale dei giovanissimi "smanettoni" presenti. D'altronde il ragazzo di provincia si riconosce anche da questo e quindi, vestito così, mi sento anche più "vero"
(continua)
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